lunedì 23 settembre 2013

Regolamento per l’aggiornamento e lo sviluppo professionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori



18/09/2013 - È stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale del Ministero della Giustizia, il Regolamento per l’aggiornamento e lo sviluppo professionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.
Il Regolamento attua l’articolo 7, comma 1, del Dpr 137/2012 di riforma degli ordinamenti professionali, che impone ai professionisti di “curare il continuo e costante aggiornamento della propria competenza professionale” pena una sanzione per violazione delle norme deontologiche.

Il testo definisce “aggiornamento e sviluppo professionale continuo” ogni attività formativa che sistematicamente migliora le competenze professionali e le abilità personali necessarie per lo sviluppo dell’architettura, della società e dell’ambiente e prevede che gli iscritti all’Albo degli APPC dovranno acquisire almeno 90 crediti formativi professionali (CFP) ogni tre anni, con un minimo di 20 all’anno, di cui almeno 4 sui temi della Deontologia e dei Compensi professionali. Un CFP corrisponde a un’ora di formazione.

Gli iscritti potranno scegliere liberamente le attività formative da svolgere, ai fini dell’assolvimento dell’obbligo. L’obbligo formativo decorre dal 1° gennaio dell’anno suc­cessivo a quello di prima iscrizione all’ordine.

Il Regolamento entrerà in vigore il 1° gen­naio 2014; il primo periodo di valutazione dell’aggiornamento e svi­luppo professionale continuo decorrerà quindi dal 1° gennaio 2014 al 31 di­cembre 2016.

Nel primo triennio i CFU da acquisire sono 60, con un minimo di 10 all’anno, di cui almeno 4 annui sui temi della Deontologia e dei Compensi professionali.

Nelle more dell’entrata in vigore del Regolamento, gli Ordini territoriali possono già ef­fettuare attività formative sperimentali su base vo­lontaria; per tali attività verranno riconosciuti CFP che saranno computati tra i crediti da acquisire obbligatoriamente dal 2014.

Secondo il Regolamento, la gestione, realizzazione e controllo del programma di aggiornamento e sviluppo professionale continuo sono di competenza del CNAPPC e degli Ordini territoriali. Sarà realizzata una apposita Piattaforma Informatica Nazionale nella quale il CNAPPC registrerà tutti gli eventi formativi validati; nella piattaforma gli iscritti dovranno inserire il proprio Curriculum Individuale della Formazione, consultabile on-line, contenente le attività curricolari di aggiornamento e i crediti formativi maturati.

Il CNAPPC promuoverà propri eventi formativi, fisserà i criteri per la valutazione e predisposizione delle attività formative, e validerà gli eventi da svolgersi all’estero; anche l’Ordine territoriale promuoverà propri corsi, valuterà le richieste di validazione avanzate da soggetti terzi e svolgerà attività di controllo.
 
Gli Ordini provinciali e il CNAPPC concederanno l’accreditamento per i corsi erogati da altri soggetti, valutando tipologia, qualità e contenuti dell’evento formativo. Solo gli Ordini territoriali e il CNAPPC potranno organizzare corsi sui temi della Deontologia e dei Compensi professionali.
 
Per l’assolvimento degli obblighi formativi, saranno validi i corsi di formazione, anche a distanza online; master, seminari, convegni, giornate di studio, tavole rotonde, conferenze, workshop, relazioni e attività di aggiornamento, corsi abilitanti; altri eventi specificatamente individuati dal CNAPPC.

I corsi di formazione indetti dal CNAPPC in collaborazione con organismi statali e che abilitano a svolgere una funzione avente rilevanza pubblica su tutto il territorio dello Stato si intendono automaticamente approvati.
 
Gli Ordini potranno promuovere attività interdisciplinari di ag­giornamento e sviluppo professionale, di concerto con altri Ordini e Collegi professionali.
 
Il CNAPPC si riserva di emanare linee guida e di coordi­namento che si rendessero necessarie in sede di applicazione del Regolamento, relativamente alla classificazione delle ma­terie e alle attività che possono avere valenza formativa, all’articolazione dei percorsi formativi, alle modalità operative per la gestione dei crediti e ai criteri relativi alle possibilità di esonero.

fonte www.edilportale.com

Centro Studi Cni: esenti collaboratori e consulenti che lavorano in uno studio ma non hanno rapporti diretti con la clientela

17/09/2013 - L’assicurazione professionale è obbligatoria dal 15 agosto 2013 solo per chi firma i progetti e ha rapporti diretti con la clientela, ma a volte può risultare utile anche per regolare i rapporti all’interno degli studi o delle società professionali. Lo chiarisce il centro studi del Cni, Consiglio nazionale degli ingegneri, che ha aggiornato le Faq per rispondere ai dubbi dei professionisti, alle prese con la scelta di una polizza adeguata. Collaboratori di società di ingegneria, società tra professionisti e altri professionisti
Il Cni chiarisce che l’obbligo di assicurazione è subordinato allo svolgimento effettivo dell’attività professionale e decorre quindi dal momento dell’assunzione del primo incarico, non dall’iscrizione all’Albo o dal ritiro del timbro professionale.
 
Non deve stipulare un’assicurazione neanche il professionista che non firma i progetti, cioè che lavora per conto di uno studio o di un altro professionista e non assume l’incarico direttamente dal cliente.
 
La stessa conclusione vale per il professionista con partita iva che collabora in modo stabile con una società di ingegneria o di architettura e che non entra in contatto diretto con la clientela.
 
Secondo il Cni, però, il collaboratore potrebbe stipulare un’assicurazione per regolare i rapporti all’interno della società o dello studio, cioè per tutelarsi da possibili azioni di rivalsa da parte del professionista che ha accettato l’incarico dal cliente e che è stato contestato dopo aver affidato il lavoro ad un altro professionista a lui sottoposto.
 
Dipendenti, collaboratori e consulenti di imprese private
Le stesse regole valgono se i professionisti sono dipendenti o collaboratori di imprese private. Anche in questo caso, infatti, solo la firma del progetto e il contatto diretto con il cliente per l’assunzione dell’incarico fanno scattare l’obbligo di stipulare un’assicurazione.
 
Se un ingegnere esercita la professione in qualità  di amministratore  di una società, l’obbligo di tutela della clientela attraverso la stipula di una polizza deve essere assolto dai professionisti o dalla società per conto della quale agiscono. Se l’attività svolta per conto della società è esclusiva il professionista può chiedere che sia la società ad assumersi l’onere del pagamento della polizza assicurativa. Se invece il professionista svolge anche altri incarichi all’esterno della società, dovrà provvedere da solo alla stipula dell’assicurazione.

Società di ingegneria, Società tra professionisti e studi associati
La polizza assicurativa stipulata dallo studio del quale il professionista è socio copre solamente i rischi derivanti dall'attività professionale svolta per conto dello studio. Se si svolge la professione anche in forma personale, all’esterno dello studio, bisogna stipulare una polizza assicurativa anche se l’attività è occasionale e riguarda incarichi di modesto valore.

Nel caso in cui l’attività sia svolta in forma societaria, nelle società di persone è sufficiente che tutti i soci formalmente chiamati all'assunzione di incarichi professionali nei confronti della committenza siano assicurati. Non avrebbe alcuna utilità, fa notare il Cni, un supplemento di polizza a carico della società dato che questa non gode di autonomia patrimoniale. La società può comunque stipulare una polizza per tenere indenni i soci firmatari degli incarichi rispetto ai danni eventualmente cagionati a terzi da collaboratori o soci non firmatari.

Se la società tra professionisti è istituita secondo la forma della società di capitali,  che avendo autonomia patrimoniale potrebbe essere utilizzata come schermo protettivo per eludere le azioni di risarcimento verso i soci firmatari degli incarichi assunti, il Cni afferma che sarebbe opportuno che tutti o almeno alcuni dei soci risultassero solidalmente obbligati nei confronti della clientela per gli incarichi professionali assunti dalla società.

Ricordiamo che l’obbligo di stipula di un’assicurazione professionale a carico del progettista è sorto con il DL 138/2011 e con il Dpr 137/2012 per la riforma delle professioni. In base a queste norme, i professionisti che assumono un incarico devono rendere noti al cliente gli estremi e il massimale della polizza e il mancato rispetto di questa prescrizione costituisce un illecito disciplinare.
Società di ingegneria, Società tra professionisti e studi associati
La polizza assicurativa stipulata dallo studio del quale il professionista è socio copre solamente i rischi derivanti dall'attività professionale svolta per conto dello studio. Se si svolge la professione anche in forma personale, all’esterno dello studio, bisogna stipulare una polizza assicurativa anche se l’attività è occasionale e riguarda incarichi di modesto valore.

Nel caso in cui l’attività sia svolta in forma societaria, nelle società di persone è sufficiente che tutti i soci formalmente chiamati all'assunzione di incarichi professionali nei confronti della committenza siano assicurati. Non avrebbe alcuna utilità, fa notare il Cni, un supplemento di polizza a carico della società dato che questa non gode di autonomia patrimoniale. La società può comunque stipulare una polizza per tenere indenni i soci firmatari degli incarichi rispetto ai danni eventualmente cagionati a terzi da collaboratori o soci non firmatari.

Se la società tra professionisti è istituita secondo la forma della società di capitali,  che avendo autonomia patrimoniale potrebbe essere utilizzata come schermo protettivo per eludere le azioni di risarcimento verso i soci firmatari degli incarichi assunti, il Cni afferma che sarebbe opportuno che tutti o almeno alcuni dei soci risultassero solidalmente obbligati nei confronti della clientela per gli incarichi professionali assunti dalla società.

Ricordiamo che l’obbligo di stipula di un’assicurazione professionale a carico del progettista è sorto con ilDL 138/2011 e con il Dpr 137/2012 per la riforma delle professioni. In base a queste norme, i professionisti che assumono un incarico devono rendere noti al cliente gli estremi e il massimale della polizza e il mancato rispetto di questa prescrizione costituisce un illecito disciplina
re.
fonte  www.edilportale.com
 
 

venerdì 20 settembre 2013

MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione

Un nuovo post "I fattori che determinano le prassi sulla sicurezza lavoro negli Stati Ue, Eu-Osha" è stato pubblicato il giorno 20 settembre 2013 alle ore 11:19 all'interno di "MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione".

BILBAO – Pubblicata da *Eu-Osha* la relazione _Analysis of the
determinants of workplace occupational safety and health practice in a
selection of Eu member States_ (Analisi dei determinanti delle prassi
nel campo della sicurezza e della salute sul lavoro in alcuni Stati
membri dell'Ue).

Lo studio si è basato sui dati raccolti dal sondaggio Esener,
 indagine europea tra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti, ed è
stato attivato con l'obiettivo di individuare quali fattori
determinano *una differente applicazione pratica della normativa
europea sulla sicurezza nei diversi Stati Ue.*

L'analisi mostra che, sebbene la direttiva quadro europea 89/391/CEE,
miri a fornire ai lavoratori di tutti gli Stati membri lo stesso
livello minimo di protezione dai rischi sul lavoro, il modo concreto
in cui queste disposizioni normative si traducono in materia di
gestione di salute e sicurezza sul posto di lavoro *varia
significativamente da Paese a Paese, per settore industriale e per
dimensione* dell'organizzazione.

Questo evidenzia l'importanza di diversi contesti e dei fattori
ambientali nel determinare una diversa applicazione della normativa e
una diversa gestione della Ssl.

Nello specifico sono *cinque i fattori chiave* che determinano
l'applicazione di prassi diverse di Ssl nei diversi Stati:

* influenza di normative sovranazionali, sia UE che altre
(strategie, accordi tra parti sociali, ecc.);

* precedente regolamentazione nazionale le cui prassi sono già
consolidate;

* tipologia delle relazioni industriali e dei rapporti di lavoro,
ruolo dei sindacati e peso delle organizzazioni dei datori di
lavoro nei processi decisionali;

* congiuntura economica e struttura del mercato del lavoro;

* la presenza o meno di servizi di assistenza specializzata, sistemi
di protezione sociale, previdenza e sanità.

Ogni contesto nazionale è diverso ed è connotato da peculiari
tradizioni di partecipazione alla gestione della SSL e diverse
percezioni dei costi legati all'attuazione e alla conformità
legislativa.

"È essenziale" – ha dichiarato _Christa Sedlatschek, _direttore
Eu-Osha - "riconoscere che *ogni organizzazione opera nel quadro di un
ambiente specifico* che influisce sulle modalità pratiche di gestione
della Ssl. Di conseguenza, non possiamo attenderci che la legislazione
venga attuata nei luoghi di lavoro allo stesso modo in diversi Stati
membri. I responsabili politici dell'UE devono essere attenti a
cogliere tali differenze quando elaborano le strategie per il futuro".

Tenendo fermo questo risultato è anche necessario considerare però
che tutti i Paesi europei sono inseriti nello stesso contesto
ambientale più ampio, un contesto dinamico che ha dovuto trasformarsi
rapidamente negli ultimi decenni per far fronte alla globalizzazione e
alla crisi, cause che hanno determinato una ristrutturazione del
mercato del lavoro, deficit di bilancio e un calo della
sindacalizzazione.

La ricerca quindi, pure evidenziando le differenze nazionali, dimostra
anche la necessità di una strategia di prevenzione in materia di
sicurezza e salute sul lavoro che si possa *applicare uniformemente in
modo transfrontaliero* e che aiuti a indirizzare gli sforzi a livello
nazionale per migliorare la prassi di gestione della SSL in tutti gli
Stati membri.

*Per approfondire:* fattori base prassi Ssl in Stati europei.



http://www.mog231.it/i-fattori-che-determinano-le-prassi-sulla-sicurezza-lavoro-negli-stati-ue-eu-osha/

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MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione

Un nuovo post "A million voices: the world we want, rapporto UN sondaggio futuro sostenibile" è stato pubblicato il giorno 20 settembre 2013 alle ore 07:46 all'interno di "MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione".

GINEVRA - Pubblicato dall'*Undg* United nations development group il
rapporto_*A million voices: the world we want - A sustainable future
with dignity for all*_, documento che accoglie i risultati del
sondaggio globale _Myworld2015_ sugli obiettivi raggiunti in merito ai
Millennium development goals (MDGs) 2015 stabiliti nel 2010 e sulle
nuove emergenze da affrontare.

La consultazione _Myworld2015_ ha raggiunto circa 800.000 persone in
tutto il Mondo di tutte le fasce sociali. I commenti registrati hanno
mostrato come i principali obiettivi contemplati nei MDGs 2015 siano
tuttora prioritari (povertà e fame nel Mondo, uguaglianza, accesso a
servizi sanitari adeguati e a un'istruzione di qualità) e come siano
nel tempo emerse nuove criticità: la crescita inclusiva, la creazione
di posti di lavoro dignitosi, la sostenibilità ambientale, la
governance, la pace e la sicurezza

Tra le sfide future sono emerse quelle legate all'andamento
demografico e al degrado ambientale, con un movimento di opinione che
chiede di affrontare disuguaglianza, ingiustizia, mancanza di
sicurezza, governance, partecipazione e responsabilità di ogni
cittadino.

Per quanto riguarda il lavoro, secondo il rapporto , il divario tra il
numero di persone che cercano un'occupazione e coloro che hanno
accesso a un *lavoro dignitoso* è stato visto come "insostenibile
socialmente , economicamente, ambientalmente e politicamente".

Da qui, la voce che chiede maggiore attenzione alla qualità della
crescita economica e che considera l'occupazione e il lavoro dignitoso
obiettivi centrali delle politiche macroeconomiche.

*Per approfondire:* A million voice: the world we want.



http://www.mog231.it/a-million-voices-the-world-we-want-rapporto-un-sondaggio-futuro-sostenibile/

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MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione

Un nuovo post "A million voices: the world we want, rapporto UN sondaggio futuro sostenibile" è stato pubblicato il giorno 20 settembre 2013 alle ore 07:46 all'interno di "MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione".

GINEVRA - Pubblicato dall'*Undg* United nations development group il
rapporto_*A million voices: the world we want - A sustainable future
with dignity for all*_, documento che accoglie i risultati del
sondaggio globale _Myworld2015_ sugli obiettivi raggiunti in merito ai
Millennium development goals (MDGs) 2015 stabiliti nel 2010 e sulle
nuove emergenze da affrontare.

La consultazione _Myworld2015_ ha raggiunto circa 800.000 persone in
tutto il Mondo di tutte le fasce sociali. I commenti registrati hanno
mostrato come i principali obiettivi contemplati nei MDGs 2015 siano
tuttora prioritari (povertà e fame nel Mondo, uguaglianza, accesso a
servizi sanitari adeguati e a un'istruzione di qualità) e come siano
nel tempo emerse nuove criticità: la crescita inclusiva, la creazione
di posti di lavoro dignitosi, la sostenibilità ambientale, la
governance, la pace e la sicurezza

Tra le sfide future sono emerse quelle legate all'andamento
demografico e al degrado ambientale, con un movimento di opinione che
chiede di affrontare disuguaglianza, ingiustizia, mancanza di
sicurezza, governance, partecipazione e responsabilità di ogni
cittadino.

Per quanto riguarda il lavoro, secondo il rapporto , il divario tra il
numero di persone che cercano un'occupazione e coloro che hanno
accesso a un *lavoro dignitoso* è stato visto come "insostenibile
socialmente , economicamente, ambientalmente e politicamente".

Da qui, la voce che chiede maggiore attenzione alla qualità della
crescita economica e che considera l'occupazione e il lavoro dignitoso
obiettivi centrali delle politiche macroeconomiche.

*Per approfondire:* A million voice: the world we want.



http://www.mog231.it/a-million-voices-the-world-we-want-rapporto-un-sondaggio-futuro-sostenibile/

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MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione

Un nuovo post "A million voices: the world we want, rapporto UN sondaggio futuro sostenibile" è stato pubblicato il giorno 20 settembre 2013 alle ore 07:46 all'interno di "MOG 231 - Modelli di Organizzazione e Gestione".

GINEVRA - Pubblicato dall'*Undg* United nations development group il
rapporto_*A million voices: the world we want - A sustainable future
with dignity for all*_, documento che accoglie i risultati del
sondaggio globale _Myworld2015_ sugli obiettivi raggiunti in merito ai
Millennium development goals (MDGs) 2015 stabiliti nel 2010 e sulle
nuove emergenze da affrontare.

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tutto il Mondo di tutte le fasce sociali. I commenti registrati hanno
mostrato come i principali obiettivi contemplati nei MDGs 2015 siano
tuttora prioritari (povertà e fame nel Mondo, uguaglianza, accesso a
servizi sanitari adeguati e a un'istruzione di qualità) e come siano
nel tempo emerse nuove criticità: la crescita inclusiva, la creazione
di posti di lavoro dignitosi, la sostenibilità ambientale, la
governance, la pace e la sicurezza

Tra le sfide future sono emerse quelle legate all'andamento
demografico e al degrado ambientale, con un movimento di opinione che
chiede di affrontare disuguaglianza, ingiustizia, mancanza di
sicurezza, governance, partecipazione e responsabilità di ogni
cittadino.

Per quanto riguarda il lavoro, secondo il rapporto , il divario tra il
numero di persone che cercano un'occupazione e coloro che hanno
accesso a un *lavoro dignitoso* è stato visto come "insostenibile
socialmente , economicamente, ambientalmente e politicamente".

Da qui, la voce che chiede maggiore attenzione alla qualità della
crescita economica e che considera l'occupazione e il lavoro dignitoso
obiettivi centrali delle politiche macroeconomiche.

*Per approfondire:* A million voice: the world we want.



http://www.mog231.it/a-million-voices-the-world-we-want-rapporto-un-sondaggio-futuro-sostenibile-3/

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tuttora prioritari (povertà e fame nel Mondo, uguaglianza, accesso a
servizi sanitari adeguati e a un'istruzione di qualità) e come siano
nel tempo emerse nuove criticità: la crescita inclusiva, la creazione
di posti di lavoro dignitosi, la sostenibilità ambientale, la
governance, la pace e la sicurezza

Tra le sfide future sono emerse quelle legate all'andamento
demografico e al degrado ambientale, con un movimento di opinione che
chiede di affrontare disuguaglianza, ingiustizia, mancanza di
sicurezza, governance, partecipazione e responsabilità di ogni
cittadino.

Per quanto riguarda il lavoro, secondo il rapporto , il divario tra il
numero di persone che cercano un'occupazione e coloro che hanno
accesso a un *lavoro dignitoso* è stato visto come "insostenibile
socialmente , economicamente, ambientalmente e politicamente".

Da qui, la voce che chiede maggiore attenzione alla qualità della
crescita economica e che considera l'occupazione e il lavoro dignitoso
obiettivi centrali delle politiche macroeconomiche.

*Per approfondire:* A million voice: the world we want.



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